Recensione: “Strane creature” di Tracy Chevalier



Neri Pozza, 2009, 286 pp.

Questo è un romanzo consigliato agli amanti della letteratura inglese ottocentesca -nonostante l'autrice sia contemporanea- e alla paleontologia. Si tratta infatti della storia della cacciatrice di fossili di umili natali Mary Anning e della signorina Elizabeth Philpot, residenti a Lyme Regis, un paese costiero inglese. Le due protagoniste sono realmente esistite e, grosso modo, le loro scoperte, narrate in questo romanzo storico, sono veritiere. Io ho ammirato la capacità stilistica della scrittrice, e quella di farci sentire perfettamente calati in quel mondo ormai esistito, quasi quanto i fossili amati dai due personaggi; un'epoca durante la quale le donne potevano venire considerate corrotte per poco, davvero poco, per esempio a causa di una passeggiata in città da sole, oppure un pomeriggio di ricerche in spiaggi accompagnate esclusivamente da un uomo.
Il libro ci racconta la vita della povera figlia dell'ebanista Richard Anning, appassionato di fossili e morto prematuramente. La sua Mary eredita l'ardore del padre per la caccia ai ninnoli, come li chiamavano loro, e per perseguire i suoi scopi, la giovane ribelle andrà contro la madre, il fratello e l'intero paese, che considera il suo lavoro disonorevole per una ragazza. Tuttavia Mary è testarda e risoluta, chissà, forse anche a causa fulmine che la colpì quando era ancora uno scricciolo e che uccise chi la circondava, lasciando lei, invece, viva.
Nel suo piccolo paesello marittimo presto giungeranno tre signorine dalla capitale, mandate lì dal fratello notaio, ormai giovane sposo. Elizabeth, Louise e Margareth Philpot faticheranno ad ambientarsi in quel minuscolo villaggio dimenticato da Dio, ma soprattutto sarà arduo riuscire ad abbandonare definitivamente la speranza di vedersi sposate e di avere dei bambini. Le loro condizioni economiche, infatti, impediscono un matrimonio da bene, in quanto il fratello e la sorella maggiore, Francis, hanno consumato già la cifra della dote lasciata dai loro genitori. Inoltre, le tre sventurate non rappresentano nemmeno lontanamente un modello di bellezza e così, loro malgrado, si abitueranno lentamente ai ritmi delle loro nuove vite. Luoise si immergerà nella sua passione per il giardinaggio, Margaret nella vita sociale ed Elizabeth nella raccolta di fossili. È così che conoscerà Mary, inferiore a lei per educazione e status sociale, ma con la quale diventerà presto grande amica.

Tracy Chevalier è nota al grande pubblico come l'autrice del famosissimo “La ragazza con l'orecchino di perla”, di cui è stata fatta anche la trasposizione cinematografica e, anche se questo romanzo apparirà a molti decisamente inferiore, sia per la scelta del soggetto di “nicchia”, sia per le protagoniste, io l'ho trovata una lettura scorrevole e piacevole, ricca di riferimenti scientifici e sociali che gettano luce su un mondo perduto.

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